Frase
 

Comunità

La proposta pastorale ed ecclesiale del Collegio è un percorso di formazione della persona, diversificato nelle iniziative e nelle modalità di proposizione a secondo delle diverse età, che si concepisce come unitario nel suo sviluppo nei diversi segmenti del curricolo e integrato con il più complessivo percorso culturale e didattico, perché orientato alla ricerca della stretta e crescente relazione tra vita personale e comunitaria, dimensioni della cultura e Vangelo. L’itinerario ha, nelle sue diverse fasce d’età e ordini di scuola, aldilà delle iniziative entro le quali viene declinato, cinque costanti attenzioni.

L'accompagnamento della persona alla vita di comunità
Cerchiamo di accompagnare ogni ragazzo nel passaggio dall’ambito ristretto della sua personale esperienza di vita alla scoperta della vita di comunità, familiare anzitutto e quindi scolastica, amicale, e di sostenerlo nella scoperta di sé, nell’uscita dall’anonimato, nell’acquisizione del proprio nome, di prime forme di ruolo e di responsabilità personale per altri, all’interno del costituirsi della rete di relazioni con coetanei e non. Diverse iniziative e specifiche figure educative curano questo aspetto: a volte ricordando con fermezza le regole del vivere insieme, altre volte spendendo il proprio tempo per favorire il costituirsi di una rete di significative esperienze relazionali quotidiane, attraverso lo studio, il gioco, la festa. Molto possono fare in questo senso le figure docenti che sentono la scuola come luogo comunitario.

Le lectiones: dai saperi alla sapienza
Pur riconoscendo l’autonomia piena del momento didattico e la necessità di proposte disciplinari coerenti anzitutto con lo statuto delle discipline stesse; proprio perché riteniamo ogni momento di lezione costitutivo del percorso formativo della persona, propositivo quindi per il personale itinerario di crescita; senza voler rendere confessionale e strumentale alla proposta pastorale alcuna forma di insegnamento, affermiano comunque la centralità, nella proposta formativa pastorale ed ecclesiale del collegio, della quotidiana specificità del momento didattico: la proposta delle diverse discipline, l’acquisizione da parte del ragazzo dei diversi saperi che, nel corso del curricolo scolastico, vanno a costituire le strutture di quell’indispensabile bagaglio culturale del quale ci si avvale per orientarsi progressivamente, in modo sempre più consapevole, verso il proprio successo formativo, nella scelta dell’università e della professione, sono dimensioni preziose per vivere a fondo ogni momento importante del cammino umano e cristiano che la scuola propone.
L’attività didattica del Collegio poi si distingue, in molti casi, per la forte componente educativa e l’attenzione alla relazione con la singola persona. Proprio per questo, attraverso la presentazione dei singoli saperi, grazie alla sensibilità dei docenti e al loro impegno per una attenta analisi disciplinare, la lezione sovente supera lo stretto tecnicismo didattico per frequentare anche il bordo di riflessioni e orizzonti ulteriori di carattere sapienziale, invitando, provocando, sollecitando ogni studente sulle questioni decisive per la crescita della propria personalità 1.
Nasce così uno stretto dialogo tra il momento didattico e la ricerca personale, dove abitano gli interrogativi esistenziali e le domande intorno alla fede; in alcuni casi le stesse scelte di contenuto di taluni ambiti disciplinari (autori, testi, problemi), discusse dai docenti a livello di dipartimento, si muovono in questa prospettiva. Il risultato è che i ragazzi all’interno dei saperi che acquisiscono attraverso lo studio si aprono ad orizzonti ben più grandi, di respiro sapienziale.
Più in generale poi è la scuola stessa, con le sue mille situazioni quotidiane, che diventa lezione sapienziale: la vita di classe, l’incontro con i professori, le cose che si studiano; le esperienze personali, quelle vissute insieme nel gruppo di amici; gli echi di cronaca e i fatti del mondo; la vita familiare, l’intrecciarsi, a volte l’aggrovigliarsi degli affetti e dei vissuti di casa; il rapporto con il proprio corpo, la conquista di un buon rapporto con sé, con il cibo, i ritmi di vita; il rapporto con le cose che si hanno, con quelle che si vorrebbero avere, con quelle degli altri, con i soldi, il proprio tempo…
Per tutte queste e mille altre esperienze si passa; possono diventare lezione se in esse, ogni studente, scopre e vive il rispetto di ciò che vale. Ai ragazzi, oggi più che mai, questa concretezza dei valori va mostrata, ricordata. E’ sovente il compito dei docenti più attenti, è il compito specifico di alcune figure educative che, nel quotidiano, danno lezione ai ragazzi, accettando il dialogo con loro a partire da quello che per i ragazzi vale, portando tuttavia ulteriori domande all’interno del loro vissuto, ricordando loro come vivere i successi e gli insuccessi, lo studio, la relazione coi docenti, la vita di classe, le amicizie, … invitando soprattutto alla scoperta dei volti che in tutte queste situazioni s’incontrano, anche del proprio. E’ un lavoro di rilancio costantemente, che spesso fa tesoro anche dei passi falsi.
Il lavoro didattico ed educativo convergente di docenti e responsabili del settore educativo chiede ai ragazzi in maniera convergente verità e sincerità nella relazione con sé e con gli altri; esercizio di una libertà responsabile nei confronti del proprio dovere, del proprio tempo, staccandosi se necessario dai condizionamenti che legano a stereotipi e mode, sancarlinismo compreso; solidarietà come via privilegiata per la scoperta e la realizzazione di sé, interpretando le semplici forme quotidiane di responsabilità verso sé (il proprio impegno di studio, il tempo, le proprie cose), e corresponsabilità per gli altri, il rispetto delle regole comuni, fino a forme di impegno più particolare nell’ambito del volontariato.

La Lectio: la scoperta dell'intreccio tra vita e comunione con Dio
L’accompagnamento alla vita di comunità, l’acquisizione progressiva di un orizzonte culturale fatto di saperi, la valorizzazione del loro bordo sapienziale, la ricerca delle cose che contano e dei valori disseminati nel quotidiano vissuto da ciascun ragazzo, sono premesse importanti che preparano il cuore e la mente alla Lectio: la scoperta che nel nostro cammino è possibile incontrare la Parola di Dio, che è possibile l’esperienza della lettura delle vicende personali come pure quelle in genere della storia di tutti a partire dall’intreccio profondo tra vita e comunione con Dio.
Come ci insegna la tradizione, affinchè questa chiave interpretativa si consolidi, occorre (e oggi più che mai, soprattutto in una scuola cristianamente orientata, in una società nominalmente cattolica, dove di norma convivono comportamenti eticamente e religiosamente disorientati) una scuola che eserciti nella lettura di “Mosè e dei Profeti”, del Vangelo, superando il deficit conoscitivo anzitutto di memoria biblica, l’analfabetismo intorno al Grande Codice, e la confusione culturale che regna intorno alle questioni religiose in genere, le altre religioni, le dimensioni della fede. E’ cosa che non si improvvisa, occorre un cammino graduale, accessibile a tutti; soprattutto un approccio più diretto e narrato al testo biblico 2, come se si dovesse tornare a leggere la “bibbia dei poveri”, affidandosi a forme di linguaggio immediatamente parlante e comprensibile a tutti.
La proposta del Collegio va in questo senso, con modalità diverse e in un certo senso progressive; si promuove: la valorizzazione diretta della lettura e conoscenza del testo biblico (le ore di Religione); l’attenzione specifica durante la didattica ordinaria ai momenti di espressione culturale da esso scaturiti (Progetto Grande Codice); la riproposizione delle più celebri espressioni artistiche della nostra tradizione di arte sacra all’interno del collegio, o con visite didattiche, secondo un programma e ordine tematico che è già di per sé cammino catechetico (Progetto Arte Sacra in Collegio); la riflessione intorno a tematiche culturali in risonanza col testo biblico (Progetto Lectione actuales) e intorno alle corrette chiavi di lettura per la comprensione dei linguaggi dei diversi saperi, mostrando tutte le interferenze indebite che il nostro mondo culturale vive nei confronti del linguaggio religioso, cercando di valorizzare la specificità di quello della fede; per chi desidera il cammino diviene anche itinerario di catechesi (Progetto Catechesi), come è tradizione nelle parrocchie, con momenti specifici in relazione alle diverse età 3.

La liturgia: l'invito all'incontro comunitario e personale col Mistero
I momenti liturgici celebrano la vita della comunità scolastica nel corso dell’anno: momenti di festa, momenti di riconciliazione e perdono, momenti di preghiera… Sono momenti particolarmente curati, rivolti anzitutto ai ragazzi; tendono tuttavia a coinvolgere anche genitori e docenti perché le stesse domande che albergano nel cuore di un ragazzo da tempo abitano nel cuore degli adulti.
Non siamo una parrocchia e neppure intendiamo sostituirci ad essa. Ma cerchiamo di far provare, a persone che per mille ragioni non hanno mai frequentato la parrocchia, che per ragioni diverse possono sentirsi senza radici, il gusto della comunità, e della comunità cristiana: parlando i linguaggi che nella scuola convivono e che i ragazzi conoscono, in modo tale che vi sia spazio per l’incontro con il mistero della Chiesa e di Dio.
Lo facciamo in modo specifico e graduale, nel rispetto delle diverse età: ogni ordine di scuola prevede un calendario di iniziative specifiche (in particolare quello delle elementari e medie che propongono l’itinerario sacramentale alla comunione, cresima e professione di fede). Come è tradizione particolarmente curati sono i periodi forti (di Avvento in preparazione al Natale e di Quaresima in preparazione alla Pasqua) con la proposta di celebrazioni per la riconciliazione ed eucaristiche. La vita di classe è in genere il contesto all’interno del quale si valorizza la proposta catechetica e il momento liturgico (messa di classe, ritiro), con alcune significative eccezioni in occasione delle feste più importanti che coinvolgono tutta la scuola (festa di San Carlo, con la celebrazione in Duomo, Festa del Collegio con la celebrazione in S. Maria alle Grazie).
La nuova cappella, con tutto il suo fascino e la ricchezza dei suoi simboli, ha riconsegnato alla vita del Collegio un luogo per la preghiera comunitaria e personale. In particolare al mattino è presente nella prima parte della mattinata un sacerdote; il sabato si celebra la messa prefestiva.
Questa esperienza pastorale ha dato frutto anche in alcuni sussidi. Sono un segno di quel servizio all’educazionale che forse il Collegio potrebbe offrire alle comunità cristiane, superando l’idea che la scuola, soprattutto se cristianamente ispirata o cattolica, sia l’antagonista dell’oratorio e della parrocchia.

Le forme del servizio, della solidarietà, del volontariato
La proposta pastorale prevede che la comunità si apra nel servizio nei confronti di chi ha bisogno; in forme diverse, in relazione alle diverse fasce di età, si esplicita in esperienze semplici di servizio e volontariato.
La proposta delle iniziative nasce in risposta a bisogni concreti, o in adesione ad iniziative promosse dalla Diocesi di Milano. Le proposte rivolte ai più piccoli coinvolgono spesso le famiglie in gare di solidarietà: raccolta di generi alimentari, vestiari, adozioni a distanza. In modo diverso e con iniziative più strutturate ci si rivolge ai ragazzi delle medie e delle superiori. Soprattutto per questi ultimi una cosa risulta curiosa: diversi di loro settimanalmente, per tutto l’anno, visitano due centri per anziani, svolgono assistenza domiciliare, insegnano italiano a bambini stranieri, si propongono all’interno della scuola come responsabili per l’organizzazione delle attività di gioco dei più piccoli, organizzano gruppi di studio, gestiscono il banchetto per il commercio equo solidale, … e vengono comunque bollati come “sancarlini”.
Una ragione c’è: la difficoltà a credere che tutto ciò sia possibile anche al San Carlo non dipende da resistenze dei ragazzi nei confronti delle iniziative di solidarietà e volontariato (la loro difficoltà più manifesta, come per tutti gli studenti, è l’organizzazione del proprio tempo, associata ad una buona dose di incostanza adolescenziale); piuttosto sono indotte dall’immagine che il contesto di Milano attribuisce loro, dallo stile di vita di cui si ritiene essi siano portatori, per lo più indotto dal mondo adulto che li circonda.
Per questo la nostra proposta pastorale, quando descrive gli orizzonti del servizio nella forma del volontariato e della testimonianza, non si accontenta di un elenco di iniziative cui aderire; piuttosto propone quelle per dare forma ad una mentalità nuova, capace di servizio, solidarietà e volontariato; una alternativa al sancarlinismo, in termini di pensiero e azione. Tralasciando la descrizione delle iniziative di volontariato (cui si rimanda nella parte inerente ai progetti), indichiamo le linee guida per il costituirsi di questa mentalità più solidale.

  • Chiediamo ai ragazzi anzitutto il coraggio della loro originalità, la rinuncia agli stereotipi, sancarlinismo compreso (che in verità nel Collegio è mal sopportato), esigendo, anzitutto in campo culturale che si evitino le forme di facile, superficiale, semplicemente tecnico uso del sapere. La prima forma di servizio va resa nello studio e nell’assunzione del proprio impegno di studente.
  • Ci preme poi condurre i ragazzi al passaggio dalla cultura del consumo e dello spreco (delle cose, del tempo, dei soldi, della immmagine di sé, delle parole, degli affetti, delle relazioni…) alla cultura della comprensione, in tutte le sue accezioni, attraverso un reale allargamento de loro orizzonti cognitivi ed emotivi, accompagnato da una consapevole accettazione e accoglienza di sé, delle proprie uniche esperienze di vita; e dell’altro, soprattutto di chi ci risulta a prima vista lontano e diverso (il compagno di classe in difficoltà, l’anziano, il bambino più piccolo, il malato, lo straniero...).
  • Infine chiediamo ai ragazzi che questa cultura della comprensione si faccia concreta, e nei limiti della sensibilità e possibilità di ciascuno, possa tradursi in una cultura della responsabilità per gli altri, in una cultura, come si dice oggi, capace di esperienze non sporadiche di carattere sociale, di volontariato: cominciando con le prime forme di responsabilità nella classe, nella scuola, di assunzione di responsabilità in famiglia, partecipando ad iniziative di solidarietà e volontariato organizzate da associazioni.

Questi linee guida possono dar frutto in molte iniziative, ma chiedono la partecipazione e la collaborazione di tutte le componenti: studenti, docenti, genitori. Non si tratta di aderire alla moda del volontariato. E’ il cammino complessivo del percorso pastorale qui delineato che porta al fluire spontaneo della esperienza comunitaria, segnata da una dimensione interiore e spirituale forte, verso forme quotidiane e rinnovate di testimonianza umana e cristiana.


1 Il riferimento è al documento interno “Sapere, saperi e fede”
2 Occorre aiutare i ragazzi nello scoprire la serietà e la ricchezza del linguaggio biblico, e più in generale del linguaggio simbolico, poetico, narrativo, mostrandone le specifiche valenze, superando le precomprensioni che lo relegano nell’ambito della fantasia, del semplice mito, a fronte dell’indebita esaltazione di linguaggi puramente logico-concettuali oggi prevalenti, mostrando di questi le potenzialità e limiti. E’ il concerto delle discipline che può operare in questo senso, ed è questo il compito dei dipartimenti.
3 Particolare attenzione è dedicata all’itinerario sacramentale