La porta d’ingresso

“L’acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna”
Gv. 4, 14
 
Sulla porta d’ingresso della cappella un gioco di vetrate colorate crea una cascata di acqua fresca che scende dall’alto, dalla luce calda di Dio, rappresentata dalle vetrate della lunetta superiore. E’ l’acqua viva che Cristo offre alla Samaritana: un’acqua feconda che, irrigando il suolo, fa sbocciare il germoglio del bene. Un’acqua che cancella l’arsura del deserto dello spirito e lo arricchisce di vita.
È un’acqua che disseta i veri desideri del cuore dell’uomo e lo rimette in cammino.
 

Il tondo di Tabgha

“Dove possiamo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?”
Gv. 6,5

Un tondo a mosaico, collegato all’altare attraverso il percorso di luce, accoglie i visitatori all’ingresso della cappella e rappresenta, in modo simbolico, l’inizio del cammino che conduce alla celebrazione del Mistero Eucaristico, rinnovato sull’altare a ogni celebrazione.

Il percorso di Luce

“Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita”
Gv. 8, 12

Con i suoi colori, il percorso di luce è portatore di simbologie differenti.

I colori dell’acqua mettono in comunicazione emotiva i colori delle vetrate e la fontana posta sotto il tabernacolo. I colori dell’arcobaleno, simbolo ricorrente nell’Antico Testamento, rappresentano l’alleanza tra Dio e l’uomo.
Ma soprattutto, il percorso è sentiero di “Luce” che dall’ingresso della cappella conduce fino all’altare, là dove si rinnova il Mistero della Fede nella celebrazione eucaristica, creando un’asse centrale che indica a chi entra la strada sicura verso Cristo.
La luce è Spirito Santo, che consacra il pane e il vino e mostra la strada ad ogni discepolo.
 

L’altare

“Prendete e mangiate, questo è il mio corpo, prendete e bevete, questo è il mio sangue”
Mt. 26, 26-28

I gradini

Di forma concava e convessa i gradini che precedono l’altare ci ricordano il duplice movimento della fede: noi che andiamo verso Cristo, lo accogliamo e lo poniamo al centro nella nostra vita e Cristo che viene incontro a noi e riempie la nostra vita di doni e amore.

L’altare

Posizionato al centro di un tondo e collegato a quello all’ingresso attraverso il percorso di luce, l’altare è il luogo dove il Mistero Eucaristico si rinnova in tutta la sua pienezza salvifica.
Le cinque croci poste al centro e sue quattro angoli, sono le cinque ferite del Cristo provocate dai chiodi.
L’altare è Cristo che si propone come la roccia sulla quale si fonda la sua Chiesa, è il tavolo dell’Ultima Cena dove, per la prima volta, Cristo si è offerto nel pane e nel vino, è croce, simbolo del sacrificio di Cristo, che nell’Eucarestia si rinnova per noi.
 
 

La Fontana

“Chi beve dell’acqua che io gli darò, non avrà mai più sete”
Gv. 4,14

 La fontana, di forma ottagonale come gli antichi battisteri paleocristiani – sette lati che ricordano la Creazione e l’ottavo che celebra la Risurrezione – è simbolo del Mistero di Cristo.
Attraverso il Battesimo, l’acqua, fonte purificatrice e salvifica, viene donata agli uomini, che compiono il passaggio dal tempo dell’uomo al Tempo di Dio ed entrano a far parte della comunità cristiano come Figli di Dio.
 
 

Il Crocifisso

“Tutto è compiuto! E chinato il capo emise lo Spirito”
Gv 19, 30

L’opera a mosaico di Filocamo traduce in immagine figurativa la potenza del messaggio cristiano. Il soggetto è il Cristo Crocifisso, ma i suoi occhi aperti annunciano già la Resurrezione. La Croce, dunque, da strumento di morte si trasforma nell’albero della vita davanti a cui siamo subito invitati a cantare, danzare e celebrare la vita.

Il Tabernacolo

“Ma il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto”
Gv. 14, 26

Gli stessi colori del percorso di luce circondano il tabernacolo, riserva quotidiana dell’Eucarestia, certezza della presenza reale del Cristo in mezzo a noi. Ancora una volta il richiamo è allo Spirito Santo che scende dall’alto e guida la Chiesa nel cammino di Fede, animandola con la Parola e arricchendola con i Sacramenti.
 

Le vetrate

“Vi sia luce e luce fu. E Dio vide che quella luce era buona e separò la luce dalle tenebre”
Gen. 1, 3-4

 Le prime quattro vetrate raccontano la Creazione seguendo il libro della Genesi. L’elemento rosso, presente in ognuna di esse, rappresenta lo Spirito di Dio Creatore, che pone l’impronta della sua Sapienza e della sua Bellezza in ogni opera.
I colori suggeriscono, con un crescendo cromatico, il compiersi progressivo dell’opera divina: dai colori freddi si passa gradatamente ai colori più caldi e luminosi.
La quinta vetrata, posta sull’altare, racconta la nuova Creazione, tratta dal libro dell’Apocalisse ed è tutta un’esplosione di luce.

Prima vetrata

Una luce dirompente si libera dalla tenebre, creando un vortice da cui si espande e raggiunge ogni angolo dello spazio.

Seconda vetrata

L’elemento rosso, il Dio Creatore, separa l’azzurro delle acque della terra dall’azzurro del cielo. È la creazione dell’orizzonte, la separazione del cielo dalla terra.

Terza vetrata

A destra e a sinistra la scura crosta terrestre prende forma di grembo e si apre. Da essa fioriscono orizzonti nuovi fatti di verdi vallate e di acque brillanti. La luce calda del cielo si espande per contenere lo stesso “Spirito di Dio”.

Quinta vetrata

I colori caldi ormai dominano la scena. All’intento della scena i bianchi sembrano uccelli che si librano nell’aria e i rossi pesci che guizzano nell’acqua. La sensazione è quella di armonia e libertà.

Sesta vetrata

Al centro, circondata da dodici porte, è la Città Santa, piena di luce. L’abbraccia lo stesso Cristo nei segni dell’Alfa (rosso) e l’Omega (azzurro) intrecciati tra loro per indicare che tutto, nella Nuova Creazione, viene ricapitolato in Lui. La Luce della sua Parola e della sua Grazia ormai non hanno più confini e si diffondono ovunque diventando il segno eterno di un’Alleanza che non ha più termine. Lo stesso arcobaleno, che nell’Antico Testamento aveva il medesimo significato, non ha più ragion d’essere e si sfalda lasciando spazio agli stessi colori eterni di Dio.

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